Informazione giuridica:
blog dell'avv. prof. Marco Ticozzi
Professore Aggregato di Diritto Privato presso Università Ca' Foscari Venezia | Avvocato Cassazionista iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Mestre Venezia, Treviso, Vicenza.
02 Novembre 2020

Assegno mantenimento moglie: assegno separazione e divorzio e per i figli


Assegno mantenimento moglie: Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774 si pronuncia sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie lavoratrice o disoccupata, nonché su quello per i figli. Nei giudizi di separazione o divorzio una delle questioni più discusse è quello dell’assegno di mantenimento preteso (o talvolta dovuto) dalla moglie per sé (soprattutto se non lavoratrice o disoccupata) o per i figli. Vediamo quando e come per Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774 la moglie possa chiedere un assegno di mantenimento (distinguendo la situazione della separazione da quella del divorzio) anche per i figli, soprattutto laddove non sia lavoratrice o sia disoccupata



Assegno mantenimento moglie

Assegno mantenimento moglie nella separazione e nel divorzio, per sé stessa o per i figli: Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774

 

Quando è possibile nella separazione o nel divorzio attribuire un assegno di mantenimento in favore della moglie (ove sia lei il coniuge debole ad esempio perché non lavoratrice o disoccupata, valendo chiaramente anche la possibile situazione opposta) per sé stessa o per i figli?

Sulla questione dell’assegno di mantenimento per la moglie si pronuncia la recentissima Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774.

Vediamo nei successivi paragrafi i vari aspetti della decisione.

 

Assegno mantenimento moglie: differenze tra separazione e divorzio

 

Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, che si pronuncia sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o disoccupata nonché su quello per i figli, ricorda anzitutto come sul tema valgano regole diverse a seconda che si discuta di separazione o divorzio: “la giurisprudenza più recente di questa Corte ha stabilito che il riconoscimento dell'assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equi-ordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell'assegno. In particolare, si impone una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente l'assegno divorzile alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonchè di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all'età dell'avente diritto. La natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, conduce, quindi, al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente, non il conseguimento dell'autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate. La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch'essa assegnata dal legislatore all'assegno divorzile, non è finalizzata, peraltro, alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi (Cass. Sez. U., 11/07/2018, n. 18287; Cass., 23/01/2019, n. 1882)” (Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o per la moglie disoccupata nonché su quello per i figli).

 

Assegno mantenimento moglie. Differenze tra separazione e divorzio: mantenimento del tenore di vita simile a quello goduto in costanza di matrimonio

 

Ma l’assegno di mantenimento per la moglie in sede di divorzio o separazione è diretto a garantire il mantenimento di un tenore di vita simile a quello goduto dalla moglie in costanza di matrimonio?

Come già sopra indicato Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, proprio in relazione all’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o disoccupata nonché a quello per i figli, differenzia le ipotesi ed esclude che nel divorzio l’assegno possa mirare a tale obiettivo.

La sentenza, infatti, evidenzia che “la Corte d'appello non si è attenuta ai principi enunciati da questa Corte, atteso che la valutazione comparativa dei redditi dei due coniugi è stata effettuata con la finalità di consentire alla ex moglie, tramite l'assegno divorzile, il mantenimento del tenore di vita simile a quello goduto in costanza di matrimonio ("l'appellata non dispone di risorse proprie per poter provvedere autonomamente al mantenimento di tale tenore di vita", pag. n. 5 della sentenza impugnata). Tale affermazione non è corretta, alla stregua dell'innovativo orientamento interpretativo di questa Corte, avendo, peraltro, lo stesso giudice di appello accertato che la donna svolge comunque un'attività lavorativa stabile (insegnante).

Inoltre la Corte territoriale, nel ritenere che la P. avesse sacrificato le possibilità di lavorare anche come architetto, per dedicarsi esclusivamente al figlio, non ha tuttavia precisato per quanto tempo ciò sia avvenuto, in relazione all'età del medesimo figlio, e se detto sacrificio sia stato, giustificatamente, definitivo ed irreversibile. Neppure sono stati presi in considerazione dalla Corte d'appello la durata del matrimonio e l'eventuale contributo dato dalla moglie alla formazione del patrimonio familiare” (Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o per la moglie disoccupata nonché su quello per i figli).

 

Assegno mantenimento moglie: separazione e divorzio e patrimoni delle famiglie di appartenenza

 

Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, che si pronuncia sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o disoccupata nonché su quello per i figli, evidenzia poi come nella determinazione dell’assegno di mantenimento per la moglie in sede di divorzio non si possa tenere conto dei patrimoni delle famiglie di appartenenza: “fondata, infine, è anche la doglianza attinente alle elargizioni in denaro del padre del B., di cui la Corte d'appello ha tenuto conto ai fini della determinazione dell'assegno divorzile, atteso che, invece, deve essere esclusa la rilevanza dell'entità dei patrimoni delle famiglie di appartenenza ovvero del loro apporto, in quanto trattasi di ulteriore criterio non previsto dalla L. n. 898 del 1970, art. 5 (Cass. n. 7601/2011 e Cass. n. 10380/2012)” (Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o disoccupata nonché su quello per i figli).

 

Assegno mantenimento moglie e differenze con quello per i figli

 

Nella sentenza Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o per la moglie disoccupata nonché su quello per i figli, si sottolinea come i criteri di valutazione siano diversi da quelli sopra ricordati quando si discuta dell’assegno di mantenimento dei figli: “la costante giurisprudenza di questa Corte ha affermato il principio - desumibile dall'art. 337 ter c.c., comma 4 (applicabile in tema di divorzio, ex art. 337 bis c.c.) - secondo cui sussiste a carico dei genitori l'obbligo di provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, dovendo il giudice tenere conto, nella determinazione dell'assegno, oltre alle esigenze del figlio, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza e le risorse economiche dei genitori, nonchè i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti (Cass. 17089/2013; Cass. 4811/2018)” (Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o disoccupata nonché su quello per i figli).

Nel caso concreto di evidenzia che “la Corte territoriale ha applicato correttamente tali principi, avendo tenuto conto delle accresciute esigenze del figlio, sedicenne alla data della decisione d'appello, accertate in via presuntiva, rispetto all'epoca della separazione (sette anni), sicchè l'assegno - stabilito all'epoca in Euro 2.500,00 - è stato aumentato nella cifra di Euro 3.000,00, pari all'incirca all'applicazione dell'aggiornamento Istat, nonchè in considerazione dell'elevato reddito goduto dal padre, del tenore di vita tenuto durante la convivenza, e della mancanza di un contributo diretto da parte del padre, a causa dell'interruzione dei rapporti con il figlio.

La valutazione in ordine alle accresciute esigenze del figlio può effettuarsi anche in via presuntiva e si risolve in apprezzamento di fatto del Giudice di merito incensurabile in sede di legittimità, ove idoneamente motivato (Cass. S.U. n. 8053/2014), come nella specie” (Cass. 23 Luglio 2020, n. 15774, sull’assegno di mantenimento nella separazione e divorzio per la moglie non lavoratrice o per la moglie disoccupata nonché su quello per i figli).

 

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