Informazione giuridica:
blog dell'avv. prof. Marco Ticozzi
Professore Aggregato di Diritto Privato presso Università Ca' Foscari Venezia | Avvocato Cassazionista iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Mestre Venezia, Treviso, Vicenza.
03 Novembre 2020

Assegno mantenimento figli: come si fa il calcolo? fino a quando si paga? anche per i maggiorenni?

Assegno mantenimento figli: come si fa il calcolo? fino a quando si paga? anche per i maggiorenni?
Nella mia esperienza di avvocato a Venezia e Treviso ma anche in tutta Italia, mi accorgo che nelle cause di separazione e divorzio si discute spesso dell’assegno di mantenimento per i figli, specie se maggiorenni. Ci si chiede, in particolare, quando sia dovuto l’assegno di mantenimento per i figli, per quale importo (come si fa il calcolo), se debba essere pagato anche per i maggiorenni e fino a quando.
Analizziamo alcune recenti sentenze sul tema per dare una risposta a queste domande. Iniziamo dal calcolo assegno mantenimento figli per la mia esprienza di avvocato a Venezia e Treviso.



Assegno mantenimento figli calcolo e maggiorenni

Assegno mantenimento figli: come si fa il calcolo?

 

Molto spesso i clienti del mio studio di avvocato a Venezia e Treviso mi chiedono una previsione del possibile assegno di mantenimento per i figli che in ipotesi sarà disposto dal giudice o che sia giusto riconoscere in un accordo consensuale.

Non ci sono criteri matematici per effettuare un calcolo dell’assegno. Per cui non è possibile fare una previsione esatta di quale ipotetico assegno di mantenimento per i figli potrà essere disposto dal Tribunale. Chiaramente, l'avvocato (io opero ad esempio nel foro di Venezia e Treviso ma non solo) che segue questi contenziosi è in grado di fare una previsione abbastanza attendibile pur in una forbice.

Infatti, dei criteri da seguire vi sono e sono riassunti nella recente sentenza Cass. 16 settembre 2020, n. 19299: “a seguito della separazione personale, nel quantificare l'ammontare del contributo dovuto dal genitore non collocatario per il mantenimento del figlio minore, deve osservarsi il principio di proporzionalità, che richiede una valutazione comparata dei redditi di entrambi i genitori, oltre alla considerazione delle esigenze attuali del figlio e del tenore di vita da lui goduto (Cass. 1 marzo 2018, n. 4811). La sentenza impugnata va quindi cassata con rinvio. Alla Corte di Bologna è demandato un rinnovato esame conformato al principio in base al quale l'art. 155 c.c., nell'imporre a ciascuno dei coniugi l'obbligo di provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, individua, quali elementi da tenere in conto nella,, determinazione dell'assegno, oltre alle esigenze dei figli, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza, i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti, nonchè, appunto, le risorse economiche di entrambi i genitori (Cass. 10 luglio 2013, n. 17089)” (Cass. 16 settembre 2020, n. 19299 su assegno mantenimento figli calcolo).

Peraltro, per il calcolo dell’assegno per i figli possono essere considerate ovviamente tutte le risorse economiche, ivi comprese quelle ‘in nero’.

Nel caso esaminato nella sentenza sopra ricordata sul calcolo dell’assegno di mantenimento dei figli, in particolare, si discuteva di un assegno addirittura superiore alla pensione del coniuge tenuto al pagamento: la sentenza ricorda che “B.F.M. proponeva ricorso per la cessazione degli effetti civili del suo matrimonio con C.I. domandando la riduzione a Euro 1.000,00 dell'assegno di mantenimento per i figli maggiorenni a privi di autosufficienza economica, già fissato in Euro 3.000,00. Deduceva, in particolare, l'insorgenza di un glaucoma invalidante, tale da compromettere la sua capacità lavorativa di medico dentista […]. In sede di gravame la Corte di appello di Bologna, in parziale riforma della sentenza di primo grado, determinava in Euro 1.400,00 il contributo mensile in questione. Rilevava che in sede di separazione l'appellante, che ora godeva di una pensione di circa Euro 15.000,00 annui, si era obbligato a contribuire al mantenimento dei figli per Euro 3.000,00 mensili, somma superiore al reddito di allora, che era pari a Euro 33.118,00 annui: secondo il giudice distrettuale ciò faceva presumere che l'odierno ricorrente potesse contare "su apporti stabili, dei familiari, dalla C. sempre affermati e da lui mai contestati, tali da consentirgli di versare un contributo di quell'ammontare": in conseguenza, spiegava la Corte, nella quantificazione dell'assegno doveva tenersi conto di tali elargizioni che, evidentemente, si protraevano con regolarità” (Cass. 16 settembre 2020, n. 19299 su assegno mantenimento figli calcolo).

 

Assegno mantenimento figli maggiorenni: fino a quando è dovuto il pagamento?

 

Una delle questioni per le quali i clienti mi chiedono più chiarimenti su tale assegno è rappresentata dal momento della cessazione dell’obbligo al pagamento dell’assegno di mantenimento per i figli.

L’assegno di mantenimento è dovuto anche per i figli maggiorenni? e nel caso fino a quando?

Chiariamo anzitutto che l’obbligo di pagare l’assegno per i figli non cessa automaticamente quando questi diventano maggiorenni.

Infatti, l’assegno di mantenimento permane fino a quando i figli non diventano economicamente indipendenti, vale a dire non ‘pesano’ più sul coniuge al quale sono prevalentemente affidati.

In questo senso Cass. 14 marzo 2017, n. 6509 indica che “il diritto del coniuge separato di ottenere un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest'ultimo abbia iniziato ad espletare un'attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di una adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento ad opera del genitore, sicché l'eventuale perdita dell'occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta la reviviscenza dell'obbligo del genitore al mantenimento”.
Ma non è sempre così, come subito diremo.

 

Assegno mantenimento figli: anche se maggiorenni e hanno lavori precari o non si attivano?

 

In tema di assegno di mantenimento per i figli maggiorenni, fanno però discutere le situazioni -non così infrequenti- in cui ad esempio il figlio è maggiorenne e non studia né lavora oppure ha dei lavori precari, magari già in un’età non più giovanissima.

Pur se la sentenza si riferisce all’assegno dei genitori al figlio, trovo che la recente sentenza Cass. 14 agosto 2020, n. 17183 possa offrire delle risposte anche in tema di assegno di mantenimento per i figli maggiorenni dovuto in sede di separazione.

Nella sentenza, in merito all’assegno di mantenimento dei figli maggiorenni, si evidenzia che “sussiste "il diritto del figlio all'interno e nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso formativo, "tenendo conto" (e, a norma dei novellati art. 147 c.c. e art. 315-bis c.c., comma 1, "nel rispetto...") delle sue capacità, inclinazioni ed aspirazioni, com'è reso palese dal collegamento inscindibile tra gli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione". Dunque, ha concluso la Corte, "la funzione educativa del mantenimento è nozione idonea a circoscrivere la portata dell'obbligo di mantenimento, sia in termini di contenuto, sia di durata, avendo riguardo al tempo occorrente e mediamente necessario per il suo inserimento nella società" (Cass. 20 agosto 2014, n. 18076; nonchè Cass. 22 giugno 20i.6, n. 12952, in motiv.). Inoltre, è stato ormai chiarito che il progetto educativo ed il percorso di formazione prescelto dal figlio, se deve essere rispettoso delle sue capacità, inclinazioni ed aspirazioni, deve tuttavia essere "compatibile con le condizioni economiche dei genitori" (Cass. 20 agosto 2014, n. 18076; nello stesso senso molte altre, ad es. Cass. 11 aprile 2019, n. 10207, non massimata)” (Cass. 14 agosto 2020, n. 17183).

La sentenza esclude quindi il diritto dei figli all’assegno di mantenimento quando “i figli si siano già avviati ad un'effettiva attività lavorativa tale da consentir loro una concreta prospettiva d'indipendenza economica; quando siano stati messi in condizioni di reperire un lavoro idoneo a procurar loro di che sopperire alle normali esigenze di vita; od ancora quando abbiano ricevuto la possibilità di conseguire un titolo sufficiente ad esercitare un'attività lucrativa, pur se non abbiano inteso approfittarne; o, comunque, quando abbiano raggiunto un'età tale da far presumere il raggiungimento della capacità di provvedere a se stessi” (Cass. 14 agosto 2020, n. 17183).

Come anticipato, la sentenza non riguarda direttamente l’assegno dei figli maggiorenni in sede di separazione o divorzio, ma contiene dei principi valorizzabili anche in questi contenziosi, come subito vedremo.

 

Assegno mantenimento figli maggiorenni: casistica.

 

I principi ora ricordati si ritrovano anche nelle decisioni di separazione o divorzio.

Ad esempio, in modo nella sostanza similare, Corte App. Catania, 13 luglio 2017, in tema di assegno di mantenimento per i figli maggiorenni, ha indicato che “in tema di divorzio, va revocato l'assegno di mantenimento disposto in favore del figlio maggiorenne cui sia imputabile il mancato conseguimento dell'indipendenza economica (nella specie, la corte ha accertato la colpevole inerzia della figlia, ventisettenne, che, dopo dieci anni, non aveva ancora conseguito la laurea triennale in psicologia e che aveva anche rifiutato una congrua offerta di lavoro procuratale dal padre, onerato dell'assegno, oltretutto compatibile con la prosecuzione degli studi)”.

In modo diverso (ma chiaramente la decisione è condivisibile in un certo contesto), Trib. Roma, 7 marzo 2017 ha ritenuto in merito a tale assegno che “in tema di divorzio, posto che l'obbligo dei genitori di mantenimento dei figli maggiorenni permane fino al raggiungimento dell'indipendenza economica (tenendo conto delle aspirazioni della prole, da valutare in concreto, sempre che tale mancata autosufficienza non sia imputabile ai figli stessi), permane il dovere del genitore non convivente di concorrere, con il versamento di un assegno periodico, al mantenimento della figlia maggiorenne che abbia rifiutato un'offerta di lavoro, peraltro a tempo determinato, per la necessità di completare all'estero un prestigioso percorso postuniversitario, tenuto conto delle buone disponibilità dell'obbligato”.

In modo chiaro anche Cass. 1 febbraio 2016, n. 1858 indica fino a quando è dovuto l’assegno di mantenimento per i figli maggiorenni: “l'obbligo del genitore di provvedere al mantenimento del figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età da parte di quest'ultimo ma perdura finché il genitore onerato non fornisca la prova che il figlio abbia raggiunto l'indipendenza economica, ovvero che lo stesso sia stato posto nelle condizioni di essere economicamente autosufficiente, senza averne tuttavia tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta; ciò accade, ad esempio, ogniqualvolta il figlio si sottragga volontariamente allo svolgimento di un'attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita ovvero dimostri totale negligenza e disinteresse nella prosecuzione degli studi universitari”.

Interessante anche Cass. 14 marzo 2017, n. 6509, per la quale l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento ai figli maggiorenni viene meno quando trovano un lavoro e non rivive ove tale lavoro venga poi perso: “il diritto del coniuge separato di ottenere un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest'ultimo abbia iniziato ad espletare un'attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di una adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento ad opera del genitore, sicché l'eventuale perdita dell'occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta la reviviscenza dell'obbligo del genitore al mantenimento”.

 

Assegno mantenimento figli: conclusioni

 

In definitiva, come detto, non è possibile effettuare un calcolo preciso dell’assegno di mantenimento per i figli minorenni e maggiorenni. Esistono però delle indicazioni della giurisprudenza sui criteri da seguire per una tale valutazione.

Quanto al permanere dell’obbligo al pagamento dell’assegno di mantenimento per i figli maggiorenni, la situazione è complessa e deve essere valutata caso per caso. La giurisprudenza, come evidenziando, cerca un equilibrio tra il diritto del figlio maggiorenne (o del coniuge con cui vive prevalentemente) di ricevere l’assegno di mantenimento e il dovere di tale soggetto di darsi da fare, escludendo l’assegno di mantenimento ove (tenendo conto certamente del contesto: famiglia, capacità economica studi e impegno negli stessi, possibilità di lavoro, ecc.) il figlio maggiorenne possa essere ritenuto colpevole del permanere della necessità si tale mantenimento.

di Marco Ticozzi

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