Informazione giuridica:
blog dell'avv. prof. Marco Ticozzi
Professore Aggregato di Diritto Privato presso Università Ca' Foscari Venezia | Avvocato Cassazionista iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Mestre Venezia, Treviso, Montebelluna.
05 Luglio 2021

Diffamazione su Facebook

Diffamazione su facebook. Capita con una certa frequenza di leggere su facebook frasi offensive e diffamatorie verso altre persone: quasi che il mezzo, che rende più facile il contatto anche con sconosciuti, elimini i freni che in un altro contesto le persone potrebbero forse avere.
Ma a quali condizioni è punibile, anche civilisticamete, la diffamazione realizzata a mezzo facebook?
Come su può avere certezza in ordine al soggetto autore della diffamazione realizzata a mezzo e su un social?
Vediamo alcune recenti sentenze sulla diffamazione su facebook



diffamazione su facebook

Diffamazione facebook: configurabilità della diffamazione a mezzo social

 

Diffamazione a mezzo e su un social. La Cassazione ha riconosciuto oramai da tempo che la diffamazione che si realizza a mezzo e su facebook rientra nell’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595 c.p., comma 3.

In questo senso, recentemente Cass. 23 giugno 2021, n. 24579 ha indicato proprio che “la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595 c.p., comma 3, sotto il profilo dell'offesa arrecata "con qualsiasi altro mezzo di pubblicità" diverso dalla stampa, poichè la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile, di persone (cfr. Sez. 5, n. 4873 del 14/11/2016, Rv. 269090)” (Cass. 23 giugno 2021, n. 24579 su diffamazione a mezzo facebook).

Ma il principio era già stato espresso anche in precedenza da Cass. 13 luglio 2015, n. 8328, peraltro con alcune precisazioni: “la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca Facebook integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595, 3º comma, c.p., poiché la diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall'utilizzo per questo di una bacheca Facebook ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sia perché, per comune esperienza, bacheche di tal natura racchiudono un numero apprezzabile di persone (senza le quali la bacheca Facebook non avrebbe senso), sia perché l'utilizzo di Facebook integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando in primo luogo il rapporto interpersonale, che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione” (Cass. 13 luglio 2015, n. 8328 su diffamazione a mezzo social).

 

Diffamazione su facebook: non vi è l’aggravante del fatto che sia a mezzo stampa

 

Sempre in tema di diffamazione a mezzo e su facebook, per contro, la Cassazione ha escluso che sia applicabile l’aggravante connessa alla diffusione con il mezzo della stampa: infatti, “ove taluno abbia pubblicato sul proprio profilo Facebook un testo con cui offendeva la reputazione di una persona, attribuendole un fatto determinato, sono applicabili le circostanze aggravanti dell'attribuzione di un fatto determinato e dell'offesa recata con un qualsiasi mezzo di pubblicità, ma non quella operante nell'ipotesi di diffamazione commessa col mezzo della stampa, consistente nell'attribuzione di un fatto determinato” (Cass. 14 novembre 2016, n. 4873).

 

Diffamazione facebook: l’identificazione dell’autore del post a mezzo social

 

In tema di diffamazione a mezzo e su un social, spesso è problematica l’identificazione dell’autore dell’illecito. Come noto, il profilo facebook (come quello mail o quello di altri social) ben potrebbe essere aperto con un nome di fantasia o con un nome di altra persona.

Come è possibile, quindi, essere certi dell’identificazione dell’autore della diffamazione a mezzo facebook?

Chiaramente, vi possono essere indagini, se l’azione è esercitata in sede penale, volta all’identificazione della persona che utilizza un dato account. Ma anche altri elementi possono essere utili, quand’anche aventi solo valore presuntivo.

In questo senso, ad esempio, si è evidenziato proprio in un caso di diffamazione a mezzo social, che “la costante giurisprudenza di questa Corte di legittimità, peraltro, si attesta sulla riferibilità della diffamazione anche su base indiziaria, a fronte della convergenza, pluralità e precisione di dati quali il movente, l'argomento del forum su cui avviene la pubblicazione, il rapporto tra le parti, la provenienza del post dalla bacheca virtuale dell'imputato, con utilizzo del suo nickname, anche in mancanza di accertamenti circa la provenienza del post di contenuto diffamatorio dall'indirizzo IP dell'utenza telefonica intestata all'imputato medesimo. Si è, inoltre, attribuito rilievo, assieme agli elementi indiziari sopra sottolineati, anche all'assenza di denuncia di cd. furto di identità da parte dell'intestatario della bacheca sulla quale vi è stata la pubblicazione dei post incriminati (cfr., Sez. 5, n. 45339-18 del 13/07/2018, Petrangelo, n. m.; Sez. 5, n. 8328 del 13/07/2015, dep. 2016, Martinez, n. m.).

Risponde, dunque, a criteri logici e a condivise massime di esperienza ritenere la provenienza di un post da un profilo facebook proveniente dal profilo di un utente che ometta di denunciarne l'uso illecito eventualmente compiuto da parte di terzi” (Cass. 21 giungo 2021, n. 24212 su diffamazione a mezzo facebook).

Nel caso esaminato in tale sentenza in tema di diffamazione a mezzo facebook, si è quindi ritenuto che “non può essere esclusa la riferibilità del fatto all'imputata, quando, come nel caso di specie, pur non essendo stati svolti accertamenti sulla titolarità della linea telefonica utilizzata per le connessioni internet, risultano elementi convergenti quali la provenienza del post dal profilo facebook, che indica il nome dell'imputata, nonché la circostanza che la ricorrente, resa edotta dei post offensivi, come testimoniato dal coniuge della vittima del reato, non abbia denunciato l'uso improprio del suo nome, prendendo le distanze dalle affermazioni offensive. Anzi, coerente con tale indirizzo interpretativo e non manifestamente illogica risulta la pronuncia impugnata, la quale attribuisce rilievo anche alle convergenti risultanze circa i contenuti dei post che riportavano fatti della vita privata della parte lesa e del coniuge di questa, conosciuti dall'imputata, proprio in considerazione dell'intima relazione che l'aveva legata al coniuge della persona offesa, come da quest'ultimo, peraltro, confermato nel corso della deposizione testimoniale. Inoltre, si osserva che è stato attribuito risalto, con motivazione non manifestamente illogica, all'avvenuto blocco dell'account dell'imputata da parte della persona offesa cui, secondo i giudici di merito, era corrisposta l'immediata cancellazione dello scritto diffamatorio "(OMISSIS)" dal profilo facebook dell'imputata” (Cass. 21 giungo 2021, n. 24212 su diffamazione a mezzo social).

 

Diffamazione su facebook: la responsabilità dell’amministratore del forum

 

Altra questione che si è posta relativa alla diffamazione a mezzo e su facebook, è relativa alla responsabilità dell’amministratore del sito internet o del forum facebook ecc. nel quale venga inserito il commento diffamatorio.

Sul punto Cass. 19 febbraio 2018, n. 16751 ha indicato che “in tema di diffamazione, l'amministratore di un sito internet non è responsabile ai sensi dell'art. 57 c.p., in quanto tale norma è applicabile alle sole testate giornalistiche telematiche e non anche ai diversi mezzi informatici di manifestazione del pensiero (forum, blog, newsletter, newsgroup, mailing list, facebook) (in motivazione, la Corte ha precisato che il mero ruolo di amministratore di un forum di discussione non determina il concorso nel reato conseguente ai messaggi ad altri materialmente riferibili, in assenza di elementi che denotino la compartecipazione dell'amministrazione all'attività diffamatoria)” (Cass. 19 febbraio 2018, n. 16751 su diffamazione a mezzo facebook).

Diffamazione a mezzo facebook: tutela civile o penale?


Da ultimo resta da osservare che una diffamazione su facebook o altri social ha una valenza anche civilistica, costituendo tale comportamento un fatto illecito lesivo di un diritto della personalità.

Pertanto, la persona danneggiata potrà valutare se agire in sede civile, anche in considerazione del fatto che i procedimenti di questo tipo generalmente si concludono in tempi più rapidi. Certamente, però, in sede civile la parte ha l'onere della prova e non ci sono i poteri di indagine presenti in sede penale: questo potrebbe ad esempio rilevare ove vi fossero dubbi nell'identificazione dell'autore della diffamazione su facebook.

di Marco Ticozzi

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